Perché non possiamo ignorare il Mar Nero

Oggetto di scarsa attenzione da parte della Nato, questo specchio d’acqua conosce un’accesa competizione geoeconomica per arginare le mire strategiche della Russia.


Fra i temi trattati all’ultimo vertice biennale della Nato (Bruxelles, 11-12 luglio) vi è stato naturalmente il consolidamento del fianco orientale dell’Alleanza.

Senza dubbio, il Mar Nero è tra i punti più deboli del limes atlantico, a causa delle poderose misure di interdizione d’area (anti-access/area denial, a2/ad) adottate da Mosca in seguito alla cruciale annessione della Crimea. A lungo i paesi alleati hanno riservato maggiori attenzioni alla subregione baltica rispetto all’area eusina, considerando la prossimità geografica del contendente russo più determinante della sua proiezione geostrategica. Visione apparentemente logica, che non collima però con i reali obiettivi strategici del Cremlino.

Storicamente la Russia ha sempre cercato di rafforzare la propria presenza politica e militare nella regione del Mar Nero. Lo testimoniano le numerose annessioni territoriali, gli svariati conflitti caucasici, la dozzina di guerre russo-turche e la costante influenza esercitata sulla Bessarabia.

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#Siria: guerra cognitiva, l’ultima dimensione del conflitto

Affarinternazionali pubblica un mio articolo sulla “guerra cognitiva” sottesa al conflitto siriano. Link


La recente evoluzione della crisi in Siria mostra implacabilmente come l’impiego della dimensione informativa a scopo conflittuale abbia assunto un ruolo sempre più determinante nel corso degli ultimi anni. La narrazione mediatica che anima in questi giorni il dibattito sul presunto impiego di armi chimiche da parte del governo di Damasco costituisce un caso esemplare di ‘guerra cognitiva’. In effetti, rappresenta la presa di coscienza massima di come la padronanza assoluta della produzione d’informazioni possa – forse più dell’uso (e dell’abuso) della forza – assicurare un persistente dominio nella politica internazionale, influenzandone il contesto geopolitico e geoeconomico.

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La linea rossa della Russia in Bessarabia

Un dono di Putin al presidente moldavo Dodon rimarca l’importanza strategica per la Russia del quadrante nord-occidentale del Mar Nero. Le ambizioni di Ucraina, Romania e Moldova. Si affaccia la Cina.


Durante la sua prima visita ufficiale a Mosca da presidente della Repubblica Moldova, il 17 gennaio, Igor Dodon ha ricevuto in dono da Vladimir Putin una preziosa carta storica — opera del cartografo italiano Bartolomeo Borghi — raffigurante la “Grande Moldova” dopo la guerra russo-turca del 1806–1812, comprendente i territori ad ovest del fiume Dnestr della Moldova romena, della Bessarabia e del Budjak (Ucraina).

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Carta di Bartolomeo Borghi (1750 – 1821)

 

Il dono dello zar Putin nei confronti del voivoda Dodon ha lo scopo di mimare una magnanima concessione del sovrano nei confronti del fedele vassallo.

Il Cremlino invia un elegante e sofisticato messaggio carico di significati e con più destinatari:
1. a Chișinău: “Le ambizioni dei presidenti fedeli a Mosca vengono tutelate e i loro sogni cullati”;
2. a Bucarest: “I territori sulla sponda sinistra del fiume Dnestr sono da sempre una faccenda russa, non romena o moldava”;
3. a Kiev: “Donbas e Crimea non sono i soli territori passibili di rivendicazioni”;
4. ad Ankara: “La storia dimostra che la Russia vince e ricompone ogni scontro/dissidio con la Turchia”;
5. a Roma: “La Russia ha storici legami con l’Italia in ambito culturale”;
6. a Washington: “La Russia è un attore geopolitico responsabile ed è il vero protagonista della regione del…

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Una goccia nel Mar Nero: la Romania nella partita a scacchi della Russia

Bucarest lamenta la centralità data dalla Nato a Polonia e paesi baltici e reclama una maggior presenza dell’Alleanza Atlantica entro i suoi confini. Il nodo della Moldova. La controstrategia russa in Transnistria. Cosa può cambiare con la presidenza Trump.

Al summit di Varsavia dell’8-9 luglio 2016, i membri della Nato sono giunti alla conclusione che si debba rafforzare la presenza militare dell’Alleanza nell’Europa orientale, al fine di scongiurare i pericoli connessi alla diffusione di guerre non lineari (ibride) di matrice russa.

A tale scopo, nel 2017 verranno dispiegati quattro battaglioni a rotazione in Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Il fianco nord-orientale dell’alleanza è dunque ben protetto grazie principalmente al contributo operativo di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Germania, ciascuno dei quali assume il ruolo guida delle operazioni in uno dei suddetti paesi e si fa così garante della sicurezza della subregione europea.

Diverso è il discorso per il fianco sud-orientale – Romania, Bulgaria e Turchia – che presenta complessità politiche e geostrategiche più marcate. Le misure adottate per questa subregione sono di gran lunga più vaghe e dovranno essere ridiscusse dai ministri della Difesa.

La Romania auspica una presenza attiva dell’Alleanza Atlantica nella regione del Mar Nero, un accresciuto supporto militare e logistico e la costituzione di un battaglione multinazionale a difesa del proprio territorio e del moderno sistema antimissile Aegis Ashore Bmd inaugurato lo scorso maggio. Il presidente Klaus Iohannis si è detto soddisfatto dell’inclusione di tutti i temi d’interesse nazionale nel documento finale del vertice e del piano di contingenza che riguarda la Romania e la regione circostante.

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Più Nato, meno Grande Romania: la ricetta di Bucarest contro la crisi russo-ucraina

Preoccupata dall’assertività di Mosca, la Romania si propone come pilastro meridionale di una coalizione lungo l’Intermarium che conti anche su Turchia e Polonia. Rinunciare definitivamente alla Transnistria per non perdere la Moldova.

Dopo l’incontro con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, il premier rumeno Dacian Cioloș ha dichiarato che Bucarest auspica una presenza attiva dell’Alleanza Atlantica nel Mar Nero.

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Turchia e Russia: escalation nel Mar Nero?

L’abbattimento del jet russo Su-24 del 24 novembre scorso ad opera di un F-16 della Türk Hava Kuvvetleri ha causato irreparabili danni nelle relazioni politiche e commerciali tra Mosca e Ankara. Avendo tutte le sembianze di un vero e proprio agguato premeditato, l’incidente sui cieli turchi (o siriani) ha indotto l’establishment russo a prendere le prime misure ritorsive che limitano seriamente le relazioni commerciali tra i due paesi, danneggiando principalmente il turismo russo in Anatolia e l’export turco verso la Federazione e gli emergenti mercati dell’Asia Centrale.

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Russia contro Ucraina, presto anche sui mari

Per garantirsi il consenso della popolazione in Crimea, Mosca deve assicurare l’indipendenza energetica e rompere l’isolamento logistico della penisola. Per farlo, la militarizzazione del quadrante nordorientale del Mar Nero pare ineludibile.

Il 21 novembre scorso l’intera Crimea è rimasta senza elettricità in seguito a un sabotaggio delle linee di rifornimento che collegano la penisola all’Ucraina.

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