Il Visegrad Group nell’Europa contemporanea ðŸ“–

Nel primo Quaderno di Domus Europa, dedicato al Gruppo di Visegrad, trovate a pagina 104 il mio contributo “La fissità geopolitica della Bulgaria”. Buona lettura!


Domus Europa 1-2018Editore: Il Cerchio (agosto 2018)

Collana: I Quaderni di Domus Europa

Pagine: 124

ISBN: 978 88 8474 536 1

Prezzo di copertina: €16   COMPRA

Un’approfondita riflessione sul Gruppo di Visegrad, un forum politico-economico a cui hanno aderito formalmente Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, ma attorno al quale ruotano diverse realtà politiche e culturali coinvolte nel dibattito con le istituzioni europee, che assume sempre più le caratteristiche della polemica a causa dell’inflessibilità delle posizioni di entrambe le parti in causa, soprattutto su questioni riguardanti l’immigrazione, le politiche sociali e le riforme istituzionali. Analizzando i nodi fondamentali di questa disputa, il testo mette in luce come il progetto europeo non sia un “tunnel narrativo” percorribile, né verso la direzione voluta dalla Commissione europea (rigetto del concetto di confine, prevaricazione del sistema istituzionale/economico su quello governativo degli Stati membri, ecc.) né verso la direzione opposta, delle varie e possibili #exit ispirate alla recente esperienza inglese. Sebbene poco omogenea su questioni riguardanti la politica estera comune e benché sia estremamente favorevole ai “benefici del libero mercato europeo”, l’idea di Europa del Visegrad pone questioni importanti e fondamentalmente irrisolte sul tema della sovranità. Ed è lungo “la questione della sovranità” che si distende, verso varie direzioni, la ricerca e la riflessione di questo volume.

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Economia e difesa, il senso della Romania per il Trimarium

Con l’appoggio Usa, Bucarest intende portare il Mar Nero al centro dell’iniziativa dei Tre Mari in chiave energetica e securitaria.


Si è tenuto a Bucarest il terzo summit dei paesi sottoscrittori l’iniziativa dei Tre Mari (I3M), nota anche con il nome Trimarium.

Hanno partecipato in qualità di partner all’evento annuale tenutosi tra 17 e 18 settembre a Palazzo Cotroceni – oltre ai premier e capi di Stato dei 12 paesi racchiusi tra mari Baltico, Nero e Adriatico – … 

Leggi l’articolo sul sito web di Limes: http://www.limesonline.com/economia-e-difesa-il-senso-della-romania-per-il-trimarium/108711?prv=true

La Romania festeggia l’unione con la Bessarabia, con un occhio alla Moldova e uno a Putin

Con 260 voti a favore e uno solo contrario, il parlamento di Bucarest ha adottato il disegno di legge di Eugen Tomac che dichiara il 27 marzo festività nazionale per le celebrazioni del “Giorno dell’unione della Bessarabia con la Romania”.

Il deputato patriota del Pmp (partito dell’ex presidente unionista Traian Băsescu) ha così motivato la proposta: “la data del 27 marzo 1918 è una delle più significative nella storia del popolo romeno. Allora, dopo 106 anni di occupazione zarista, la Bessarabia tornò entro i suoi confini naturali, trattandosi della prima provincia romena che si riunì con la Romania. È nostro dovere dimostrare che stimiamo i secolari valori romeni e coloro che li hanno lasciati in eredità. Dimenticare gli eroi della nazione e dimenticare la storia equivale a tradire.”

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Corruzione o fondi europei per la Romania

Pillola geopolitica pubblicata da Limes. Link


 Martedì 31 gennaio il governo romeno ha emesso un decreto legge che modifica il Codice penale e depenalizza reati come la corruzione e l’abuso d’ufficio qualora avvenga tramite l’emissione di atti normativi.

Le proteste sono state immediate in tutto il paese. Impressionante la folla di manifestanti in Piazza della Vittoria a Bucarest: almeno 200 mila persone scandalizzate per la decisione adottata d’urgenza dall’esecutivo di Sorin Grindeanu. Il ministro per gli Affari, il Commercio e l’Imprenditoria Florin Jianu ha immediatamente annunciato le proprie dimissioni, dichiarando che “i romeni non meritano ciò che sta accadendo”.

In Romania la corruzione è un fenomeno dilagante, nonostante i mirabili sforzi intrapresi negli ultimi anni da Bucarest e l’assistenza di Bruxelles nell’adozione delle riforme necessarie per fronteggiarla.

Ancora scossa dalla tragedia del club Colectiv di Bucarest, dove morirono quasi cento giovani a causa della violazione di basilari norme edilizie sulla sicurezza, gran parte della popolazione considera offensiva la posizione del governo in materia di legalità. Giudica inoltre intollerabile che tale decisione sia stata adottata con un’ordinanza d’urgenza – quasi di nascosto – anziché tramite le normali procedure parlamentari.

La disillusione generalizzata ha causato la scarsissima affluenza alle urne (39,5%) alle ultime elezioni parlamentari, consegnando la vittoria ai socialisti che hanno potuto contare su una forte mobilitazione di partito. Lo stesso leader socialista Liviu Dragnea ha una condanna penale di due anni con sospensione.

Quello del governo potrebbe essere solo il primo passo verso una legge ad personam per consentire proprio al carismatico leader socialista di accedere in futuro alla funzione di premier, che gli è preclusa per legge.

La scelta di Grindeanu a capo del governo, dopo un prolungato scontro con il presidente Klaus Iohannis, ha tutta l’aria di essere stata concepita come temporanea. Dragnea non ha mai nascosto le sue intenzioni di divenire il nuovo capo dell’esecutivo.

L’attuale situazione potrebbe costituire l’inizio di una guerra ibrida secondo l’ex presidente Traian Băsescu: “Anche se è difficile che accada ciò che è successo in Ucraina, non è da escludere”.

Più probabile che gli attuali accadimenti siano privi di connotati geopolitici e rispecchino una situazione di carattere genuinamente interno.

L’orientamento internazionale della Romania non muterà di una virgola, ma se la classe politica non eviterà la pericolosa inversione di tendenza nel processo riformatore, il già limitato potere negoziale di Bucarest nei confronti di Bruxelles diminuirà sensibilmente.

Prospettiva allarmante in vista del 2020, quando verranno stanziati i fondi di coesione comunitari: se è già chiaro a tutti che diminuiranno sensibilmente, Bucarest potrebbe non essere in grado di salvare il salvabile.

Con Dodon, in Moldova vince la Russia

Alle elezioni presidenziali della repubblica ex sovietica si impone – con l’apporto massiccio dei residenti della Transnistria – il candidato più vicino a Mosca. Che rischia di essere un utile idiota: i dossier chiave, a Chișinău, passano sulla scrivania dell’oligarca Plahotniuc.

Il candidato socialista filorusso Igor Dodon ha superato l’europeista Maia Sandu nel secondo turno delle elezioni presidenziali in Moldova.

Sandu, che partiva da un distacco a proprio sfavore di circa 10 punti percentuali, ha fatto incetta di voti nelle sezioni estere occidentali fino a quando, in alcune località, sono esaurite le schede elettorali – privando parecchi espatriati della possibilità di esprimere la propria preferenza.

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Primo turno delle presidenziali in Moldova: il ritorno del “vitello intelligente”

Chișinău sta oscillando nuovamente verso Mosca, reiterando così la classica politica estera del viţel deştept, ovvero del “vitello intelligente” che cerca di allattarsi da due vacche: Unione Europea e Russia. Finendo per non nutrirsi affatto.

Dopo circa vent’anni, il popolo della Moldova torna a eleggere direttamente il proprio presidente della Repubblica in un contesto caratterizzato dalla forte instabilità politica interna, da una prolungata crisi economica e dalla grande fragilità geopolitica della regione.

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