Corruzione e scontri in Romania

Tratto da Il Mondo Oggi, 17 agosto 2018 Link


Decine di migliaia di manifestanti si sono riunite di fronte alla sede del governo di Bucarest per chiederne le dimissioni nei giorni scorsi. La protesta è stata organizzata dalle associazioni della diaspora romena ad agosto per permettere ai tanti cittadini che vivono all’estero, ora in patria per le ferie estive, di partecipare alle contestazioni contro un esecutivo percepito da gran parte della popolazione come corrotto. Vi hanno partecipato anche personalità politiche moldave, le quali sono state oggetto di perquisizioni e colluttazioni.

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La lotta alla corruzione in Romania non riguarda solo la Romania

Limes pubblica una mia pillola geopolitica sul licenziamento di Laura Codruta Kövesi dalla Direzione nazionale anticorruzione e sullo scontro istituzionale attualmente in atto in Romania. Link

Bruxelles, Visegrád e Washington osservano con attenzione la lotta di potere a Bucarest.

Corruzione o fondi europei per la Romania

Pillola geopolitica pubblicata da Limes. Link


 Martedì 31 gennaio il governo romeno ha emesso un decreto legge che modifica il Codice penale e depenalizza reati come la corruzione e l’abuso d’ufficio qualora avvenga tramite l’emissione di atti normativi.

Le proteste sono state immediate in tutto il paese. Impressionante la folla di manifestanti in Piazza della Vittoria a Bucarest: almeno 200 mila persone scandalizzate per la decisione adottata d’urgenza dall’esecutivo di Sorin Grindeanu. Il ministro per gli Affari, il Commercio e l’Imprenditoria Florin Jianu ha immediatamente annunciato le proprie dimissioni, dichiarando che “i romeni non meritano ciò che sta accadendo”.

In Romania la corruzione è un fenomeno dilagante, nonostante i mirabili sforzi intrapresi negli ultimi anni da Bucarest e l’assistenza di Bruxelles nell’adozione delle riforme necessarie per fronteggiarla.

Ancora scossa dalla tragedia del club Colectiv di Bucarest, dove morirono quasi cento giovani a causa della violazione di basilari norme edilizie sulla sicurezza, gran parte della popolazione considera offensiva la posizione del governo in materia di legalità. Giudica inoltre intollerabile che tale decisione sia stata adottata con un’ordinanza d’urgenza – quasi di nascosto – anziché tramite le normali procedure parlamentari.

La disillusione generalizzata ha causato la scarsissima affluenza alle urne (39,5%) alle ultime elezioni parlamentari, consegnando la vittoria ai socialisti che hanno potuto contare su una forte mobilitazione di partito. Lo stesso leader socialista Liviu Dragnea ha una condanna penale di due anni con sospensione.

Quello del governo potrebbe essere solo il primo passo verso una legge ad personam per consentire proprio al carismatico leader socialista di accedere in futuro alla funzione di premier, che gli è preclusa per legge.

La scelta di Grindeanu a capo del governo, dopo un prolungato scontro con il presidente Klaus Iohannis, ha tutta l’aria di essere stata concepita come temporanea. Dragnea non ha mai nascosto le sue intenzioni di divenire il nuovo capo dell’esecutivo.

L’attuale situazione potrebbe costituire l’inizio di una guerra ibrida secondo l’ex presidente Traian Băsescu: “Anche se è difficile che accada ciò che è successo in Ucraina, non è da escludere”.

Più probabile che gli attuali accadimenti siano privi di connotati geopolitici e rispecchino una situazione di carattere genuinamente interno.

L’orientamento internazionale della Romania non muterà di una virgola, ma se la classe politica non eviterà la pericolosa inversione di tendenza nel processo riformatore, il già limitato potere negoziale di Bucarest nei confronti di Bruxelles diminuirà sensibilmente.

Prospettiva allarmante in vista del 2020, quando verranno stanziati i fondi di coesione comunitari: se è già chiaro a tutti che diminuiranno sensibilmente, Bucarest potrebbe non essere in grado di salvare il salvabile.