Il conflitto sulla Transnistria è lontano da una conclusione

Tratto da Il Mondo Oggi, 31 maggio 2018 Link


Il 29 e 30 maggio si è tenuta a Roma la Conferenza permanente per la regolamentazione del conflitto transnistriano. A presiedere il forum nel formato 5+2 (Moldova, Transnistria, Russia, Ucraina, Osce + Ue e Usa) è stato il rappresentante speciale dell’Osce Franco Frattini, il quale si è detto soddisfatto dei risultati conseguiti: “La riunione di Roma è stata costruttiva”.

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Il voto in Transnistria

Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sulla vittoria di Vadim Krasnoselsky alle elezioni presidenziali transnistriane. Link


L’11 dicembre si sono tenute in Transnistria le elezioni presidenziali, la cui campagna elettorale ha visto i principali candidati fronteggiarsi aspramente anche con pesanti accuse reciproche.
Come prevedibile, l’attuale presidente del Soviet Supremo Vadim Krasnoselsky vince al primo turno con il 62% dei voti, surclassando il presidente uscente Yevgeny Shevchuk (28%).

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Una goccia nel Mar Nero: la Romania nella partita a scacchi della Russia

Bucarest lamenta la centralità data dalla Nato a Polonia e paesi baltici e reclama una maggior presenza dell’Alleanza Atlantica entro i suoi confini. Il nodo della Moldova. La controstrategia russa in Transnistria. Cosa può cambiare con la presidenza Trump.

Al summit di Varsavia dell’8-9 luglio 2016, i membri della Nato sono giunti alla conclusione che si debba rafforzare la presenza militare dell’Alleanza nell’Europa orientale, al fine di scongiurare i pericoli connessi alla diffusione di guerre non lineari (ibride) di matrice russa.

A tale scopo, nel 2017 verranno dispiegati quattro battaglioni a rotazione in Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Il fianco nord-orientale dell’alleanza è dunque ben protetto grazie principalmente al contributo operativo di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Germania, ciascuno dei quali assume il ruolo guida delle operazioni in uno dei suddetti paesi e si fa così garante della sicurezza della subregione europea.

Diverso è il discorso per il fianco sud-orientale – Romania, Bulgaria e Turchia – che presenta complessità politiche e geostrategiche più marcate. Le misure adottate per questa subregione sono di gran lunga più vaghe e dovranno essere ridiscusse dai ministri della Difesa.

La Romania auspica una presenza attiva dell’Alleanza Atlantica nella regione del Mar Nero, un accresciuto supporto militare e logistico e la costituzione di un battaglione multinazionale a difesa del proprio territorio e del moderno sistema antimissile Aegis Ashore Bmd inaugurato lo scorso maggio. Il presidente Klaus Iohannis si è detto soddisfatto dell’inclusione di tutti i temi d’interesse nazionale nel documento finale del vertice e del piano di contingenza che riguarda la Romania e la regione circostante.

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Più Nato, meno Grande Romania: la ricetta di Bucarest contro la crisi russo-ucraina

Preoccupata dall’assertività di Mosca, la Romania si propone come pilastro meridionale di una coalizione lungo l’Intermarium che conti anche su Turchia e Polonia. Rinunciare definitivamente alla Transnistria per non perdere la Moldova.

Dopo l’incontro con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, il premier rumeno Dacian Cioloș ha dichiarato che Bucarest auspica una presenza attiva dell’Alleanza Atlantica nel Mar Nero.

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